Studi / Storia degli studi

Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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Precedenti

Rilievo dei resti ancora in piedi della Basilica Emilia nel Foro Romano di Giuliano da Sangallo (1480)

I primi ad interessarsi della decorazione architettonica dei monumenti antichi furono gli artisti del Rinascimento, i quali ci lasciarono numerose raccolte di disegni che riproducevano i frammenti architettonici visibili ai loro tempi, sia nelle varie collezioni di antichità, sia ancora in situ nei resti degli edifici ai quali appartenevano, e talvolta appena estratti casualmente dal terreno. Il loro scopo era comunque quello di costituire un repertorio di opere di arte antica a cui ispirarsi come modelli per le realizzazioni contemporanee[1] e non quello dello studio storico di esse. Grazie a Vitruvio, si conoscevano i diversi ordini architettonici, ma non si aveva un'idea chiara dell'evoluzione della decorazione dall'età greca a quella imperiale romana. Anche se tali raccolte costituiscono per noi una documentazione preziosa, non sempre i frammenti visti furono disegnati con precisione.

Ricostruzione del tempio di Apollo Palatino di J.J.Clerget (1838)

Il concetto di evoluzione stilistica mancò anche agli architetti e studiosi ottocenteschi che si occuparono della ricostruzione dei monumenti antichi: ad esempio Luigi Canina (1795-1856)[2]ricostruì con i frammenti architettonici conosciuti delle visioni degli edifici antichi in base al gusto della sua epoca, e giudicava le trabeazioni in base alla loro maggiore o minore "bellezza ed eleganza", conformemente a quanto accadeva nei contemporanei studi archeologici.

Le origini degli ordini architettonici classici

A partire dalla fine dell'Ottocento si cercò di ricostruire l'origine delle diverse forme che caratterizzavano gli ordini architettonici[3], via via individuata nel loro significato simbolico[4], nel trasferimento in pietra delle originarie strutture lignee, con fome dettate dalla loro funzione strutturale e che per naturale evoluzione avrebbero dato origine ai diversi ordini[5], oppure nell'ispirazione ad elementi propri di altre regioni del mondo antico[6], o ancora di ispirazione naturalistica[7].

I rapporti tra Oriente e Occidente

Franz Studniczka

Dopo gli studi di Alois Riegl [8], che superavano il concetto di decadenza dell'arte dopo l'epoca classica greca, sostituendovi il concetto di "gusto" e di Kunstwollen ("volontà artistica"), espresso a suo modo da ogni epoca e realizzato, con risultati più o meno riusciti, nelle manifestazioni artistiche di ciascuna, Franz Studniczka (1860-1929)[9] riconobbe l'importanza della decorazione per l'inquadramento cronologico e stilistico dei monumenti e tentò di individuare le diverse caratteristiche della decorazione occidentale e orientale, occupandosi anche della questione degli origine greca o italica dei motivi decorativi.

Le ricerche in merito ad una classificazione tipologica e cronologica dei materiali, che potesse chiarire caratteri e criteri dei cambiamenti stilistici, iniziarono agli inizi del Novecento con l'opera di Carl Weickert (1885-1975)[10], che trattava delle origini e delle trasformazioni del kyma lesbio: nel breve sguardo gettato dall'autore sull'età romana, si individuava la perdita in quest'epoca dell'unità greca tra profilo e decorazione di una modanatura, riconoscendo inoltre il classicismo dell'età traianea, ricondotto ad una reazione alle caratteristiche della decorazione flavia. La nomenclatura che Wickert adottò per la sua classificazone tipologica del kyma lesbio (naturalistiche Schema, halbögen Schema e bandformiges Schema) continuò ad essere utilizzata anche in seguito.

Una delle questioni più dibattute negli studi archeologici romani fu quella dell'individuazione dell'influsso orientale e greco sull'arte romana, a cui il Riegl aveva rivendicato caratteristiche e peculiarità autonome. In quest'ambito Edmund Weigand [11], partendo da evidenti divergenze in esempi contemporanei, spiegabili solo con il collegamento a diversi stili locali, riconobbe la diversità nei modi di espressione tra le due metà dell'impero romano, contrapponendosi per primo all'immagine, fino ad allora predominante, di uno sviluppo artistico nel quale ciascuna forma dovesse seguire tutte le forme precedenti e introdurre tutte le forme seguenti. Weigand tentò di risalire alla costituzione, sia a Roma che in Oriente, della tipologia delle forme decorative, passate quindi anche nelle province, individuando le peculiarità dei capitelli corinzi asiatici. Riconobbe una funzione di guida allo studio dei capitelli corinzi, i cui motivi decorativi erano stati variati lentamente, e sulla base di una struttura sempre fondamentalmente uguale, dall'età ellenistica al tardo-impero.

Le origini della decorazione romana nell'architettura repubblicana

Richard Delbrück

L'interesse per lo studio dei capitelli, connesso alla questione degli influssi provenienti da Oriente nell'Italia repubblicana, si manifestò ancora negli studi di Margarete Gütschow e di Richard Delbrück. La prima[12] trattò del primo capitello corinzio conosciuto, quello del tempio di Apollo a Bassae, opera di Ictino, e dell'inizio dell'utilizzo del capitello corinzio a Roma nel I secolo a.C., riconoscendo l'importante ruolo svolto dall'Olympeion di Atene nell'elaborazione del tipo classico del capitello corinzio occidentale. Il secondo[13] individuò, nell'ambito dell'architettura ellenistica del Lazio, le caratteristiche delle forme italiche dei capitelli (ionico italico e corinzio italico); attribuì inoltre un'origine orientale (dalle Sparrengeisa) al tipo delle cornici con mensole, che iniziarono a diffondersi in Italia in questo periodo, ma si svilupparono nella loro forma canonica solo più tardi.

Fritz Töbelmann si occupò delle trabeazioni degli edifici di Roma tardo repubblicani e imperiali, disegnandone i profili e le sezioni di ogni modanatura: dopo la sua morte nel 1914, nel corso della prima guerra mondiale, una fondazione si occupò di pubblicarne l'opera[14], che oltre a fornire ampio materiale agli studiosi, si proponeva nel testo di fissare cronologicamente attraverso esempi datati l'evoluzione della decorazione (in quest'ambito Töbelmann si oppose ad esempio sulla base della decorazione alla datazione traiano-adrianea del tempio dei Dioscuri nel Foro Romano e della Basilica Emilia) e trattava anche di questioni topografiche e di ricostruzione, oltre a fornire brevi note stilistiche, come il riconoscimento del classicismo augusteo e traianeo.

La definizione dell'evoluzione dei capitelli

Rudolf Kautzsch

Konstantin Ronczewski pubblicò diversi studi sui capitelli[15], interessandosi di volta in volta dei capitelli di Alessandria, di Taranto e di Petra, attraverso i quali tentò di stabilire una tipologia che seguisse l'evoluzione degli elementi costitutivi del capitello romano e definendo le varianti dei capitelli corinzieggianti. Lars Fagerlind[16] affinò la tipologia del capitello corinzio italico, distinguendo, con una articolazione in seguito superata, tre tipi, l'ultimo dei quali suddiviso cronologicamente in tre varianti che culminavano in epoca augustea. Daniel Schlumberger[17] delineò lo sviluppo del capitello corinzio in Siria, Palestina e Arabia nell'ambito dei suoi studi sull'Oriente ellenizzato. Rudolf Kautzsch[18] si occupò dei capitelli tardo-antichi, delineando l'evoluzione dei capitelli bizantini e corinzi nelle varie regioni dell'impero ed elaborando una nuova classificazione tipologica. Heinz Kähler[19] si occupò dei capitelli rinvenuti nelle località romane del limes renano, determinando una sequenza cronologica precisa per la prima età imperiale e definendo le caratteristiche dei capitelli tardo-repubblicani e primo-augustei e, in particolare, individuando un gruppo con specifici caratteri propri prodotto durante il periodo del secondo triumvirato. Questo lavoro impostò una metodologia per lo studio dei capitelli e inserì nel dibattito scientifico le questioni del rapporto tra Roma e le province e delle peculiarità dello stile provinciale, oltre a riprende la questione già dibattuta degli influssi orientali in Occidente. Kähler si occupò inoltre anche di altri elementi della decorazione architettonica, trattando la decorazione di singoli edifici e problemi di reimpiego[20].

L'evoluzione della decorazione romana e la questione delle officine

Nel 1940 fu pubblicata la fondamentale opera di Peter Heinrich von Blanckenhagen sul Foro di Nerva[21], che,a partire da un monumento sicuramente datato, si occupò della definizione dello stile della decorazione a Roma in età flavia. L'autore diede importanza alla comprensione di una modanatura per mezzo della critica stilistica della sua decorazione, piuttosto che all'esame dei suoi profili e delle sue proporzioni: le differenze stilistiche così individuate, tra gruppi di decorazioni di diverso impiego, ma vicine nello spazio e nel tempo venivano spiegate come conseguenza del diverso "genere" dell'edificio di appartenenza (Gattungstile), evidenziando come officine con differenti modi di realizzazione potessero lavorare contemporaneamente, e talora nell'ambito del medesimo complesso architettonico, e come quindi la decorazione non si fosse evoluta in modo lineare, ma presentasse piuttosto mescolate, anche nello stesso periodo, caratteristiche tradizionali e innovazioni.

Nel dopoguerra gli studiosi italiani avvertirono l'esigenza di un corpus che raccogliesse i capitelli dispersi nelle varie città, in modo da fornire una base di materiale pubblicato per ulteriori ricerche[22] e negli anni '50 uscirono una serie di raccolte, relative soprattutto ai capitelli dell'Italia settentrionale, ad opera di Valnea Scrinari e di Gian Guido Belloni[23], che affrontavano i problemi connessi con la datazione di un materiale disperso, non direttamente confrontabile con quello meglio conosciuto di Roma e per il quale si poneva la duplice questione di identificarne la posizione cronologica e culturale, quest'ultima spesso sfasata rispetto al calendario per la presenza di persistenze e di innovazioni, peculiari dell'arte provinciale. In questi studi una particolare attenzione veniva posta nell'individuazione degli influssi incrociati tra Roma e i centri provinciali, arrivando ad individuare una sostanziale unità stilistica dell'Italia settentrionale in diretta dipendenza da Roma e apparentemente priva di contatti con le zone transalpine o con l'Oriente. I capitelli del corpus erano tuttavia studiati avulsi dal loro eventuale contesto di appartenenza e dunque privi di una parte notevole dei dati che avrebbero potuto fornire. La classificazione proposta era quella tradizionale (capitelli dorici con echino liscio o decorato, capitelli ionici a due o a quattro volute, capitelli corinzi e compositi ad acanto semplice, ad acanto molle o ad acanto spinoso, o ancora a foglie lisce).

John B. Ward Perkins

I problemi a cui gli studi di questo periodo in generale si dedicarono riguardarono da un lato la fissazione della cronologia di alcuni edifici di Roma antica, importanti come capisaldi, e dall'altro il rapporto tra Oriente e Occidente, la definizione della decorazione augustea e delle sue origini e la questione delle officine. Ci si occupò dell'evoluzione di particolari motivi, o della decorazione di edifici singoli, per chiarire meglio queste questioni, ma avvertendo la necessità di arrivare ad una storia delle forme e dei tipi della decorazione. Jocelyn Toynbee e John Bryan Ward Perkins[24] si occuparono dei fregi con girali in parte riempite con creature viventi (peopled scrolls), motivo decorativo presente dall'età ellenistica al tardo impero che permise di indagare gli influssi ellenistici sull'arte tardo repubblicana di Roma, attraverso l'individuazione dell'importazione nell'arte romana di un motivo ellenistico che vi ebbe uno sviluppo autonomo e ricevette poi nuovi influssi dall'Oriente. Il già citato Heinz Kähler si occupò delle trabeazioni dell'arco di Costantino, nella prosecuzione dell'opera del Töbelmann con un secondo volume [25]: la sua attenzione venne rivolta in particolare ai legami tra officine e tra cantieri, riconoscendo nelle trabeazioni costantiniane che imitavano quelle di età antonina reimpiegate nell'arco, la presenza di maestranze microasiatiche che erano state attive nel palazzo di Diocleziano a Spalato. Theodor Kraus si interessò delle girali delle girali dell'[Ara Pacis] e dei fregi vegetali del Foro di Augusto[26], in cui l'attenzione fu rivolta alla questione delle officine: all'autore si deve il riconoscimento delle componenti microasiatiche, greche e locali che concorsero alla formazione dello stile augusteo e di un successivo rivolgersi all'arte greca classica, considerato come collegato allo sfondo storico-culturale e propagandistico dell'età augustea.

Di notevole importanza anche lo studio di Donald Emrys Strong sull'età tardo-adrianea[27], nel quale l'autore tracciò una breve sintesi dell'evoluzione dello stile della decorazione architettonica dall'età augustea all'età severiana: a partire dalla decorazione varia del primo periodo augusteo, nel quale riconobbe preponderanti apporti asiatici, delineò le origini di uno stile originale e autonomo augusteo, che si sarebbe quindi sviluppato in epoca giulio-claudia con un aumento dell'esuberanza decorativa, culminando nella elaborata decorazione di epoca flavia; in epoca traianea, in contrapposizione con lo stile flavio si sarebbe invece ripresa a modello la decorazione augustea; una vera e propria rottura con la tradizione del I secolo si sarebbe invece verificata solo nell'età tardo-adrianea, con nuovi apporti dall'Asia Minore, pur nella continuazione, accanto a quello nuovo, degli stili precedenti: anche le epoche successive sarebbero state sostanzialmente eclettiche e in epoca severiana non si sarebbe verificata una ripresa solo di motivi flavi, ma di tutta la tradizione precedente. La decorazione tardo-adrianea venne analizzata attraverso le varianti delle modanature decorate e attraverso la loro posizione ed importanza nell'insieme dell'elemento; venne stabilita una nuova nomenclatura per le varianti del kyma lesbio, indicate con le lettere dell'alfabeto: forma A (naturalistico), B (trilobato), C (continuo) e D (continuo vegetalizzato). Altri studi del medesimo autore, alcuni insieme al già citato Ward Perkins[28], furono ancora caratterizzati dall'attenzione rivolta alle singole caratteristiche dei motivi decorativi e della trabeazione nel suo insieme, come base per collocare le realizzazioni dell'arte decorativa nello spazio e del tempo. Con questa metodologia l'autore si occupò delle origini augustee del nuovo tipo del capitello composito, della datazione, sulla base dei due gruppi di capitelli impiegati, del tempio rotondo del Foro Boario (tempio di Ercole Vincitore), della rivendicazione del tempio dei Càstori al Foro Romano (tempio dei Dioscuri) all'età augustea e infine dello sviluppo, ancora in epoca augustea, della forma standardizzata di cornice con mensole.

Lucy T. Shoe Meritt

Anche Max Wegner[29] si interessò di specifici tipi di elementi architettonici e di singole modanature, utilizzando per le varianti del kyma lesbio la nomenclatura poi più comunemente utilizzata in lingua tedesca (Herzkymation per il naturalistico, Scherenkymation per il continuo e Bügelkymation per il trilobato); l'autore arrivò a conclusioni diverse rispetto a quelle dello Strong in merito alle datazioni dei portici del Foro di Augusto, del tempio dei Dioscuri nel Foro Romano e dell'ordine superiore della basilica Emilia, tutti ritenuti di epoca post-augustea[30].

Lucy Taxis Shoe Merrit[31] si interessò dell'evoluzione dei profili delle modanature in ambiente etrusco-italico e nella Roma repubblicana, riconoscendone l'autonomia decorativa attraverso l'individuazione delle trasformazioni subite localmente dalle modanature greche, importate a Roma a partire dal III secolo a.C.

Negli anni '60 proseguirono gli studi sui capitelli: del 1962 è il corpus dei capitelli figurati pubblicato da Eugen von Mercklin[32], che comprendeva i capitelli con raffigurazioni figurate di tutta l'antichità, dall'Egitto faraonico alle province occidentali, compresi quelli presenti in alcune pitture di secondo stile o alcuni capitelli paleocristiani: il catalogo non ometteva praticamente nessun esemplare importante, sebbene la datazione, che non si basava sulle caratteristiche dell'acanto, potesse non essere precisa. Christoph Börker[33] descrisse lo sviluppo dei capitelli a calice ("con foglie d'acqua") in Grecia, dal tardo ellenismo a tutta l'età imperiale romana, per la quale distinse un tipo greco ed uno microasiatico, citando anche esemplari occidentali, frutto delle importazioni di manufatti orientali, pur senza approfondire la tematica. Del 1970 è il fondamentale studio di Wolf Dieter Heilmeyer[34] che sulla base dell'esame di esemplari provenienti da edifici datati delineò lo sviluppo del capitello corinzio normale tra il I e il II secolo a Roma, in Grecia, in Asia Minore e nelle province: l'accurata classificazione tipologica, l'attenzione posta al collegamento dei frammenti con il contesto architettonico di provenienza e un'analisi stilistica raffinata permisero all'autore di riconoscere gli influssi reciproci tra le maestranze, i loro spostamenti e le loro modalità nella lavorazione del marmo e in particolare l'importanza delle officine che lavorarono nei grandi cantieri imperiali e spesso vi produssero nuovi stili decorativi, portando alla contemporanea presenza di stili diversi nella stessa epoca.

Nel 1971 Christoph Friedrich Leon[35] pubblicò il suo lavoro sul Foro di Traiano, nel quale esaminava anche i materiali pertinenti all'età augustea e all'età flavia, che costituivano i precedenti dello stile traianeo, e individuava inoltre in successivi monumenti di Roma la prosecuzione dell'attività delle officine che avevano lavorato nel Foro. La raccolta presentava inoltre il catalogo delle singole forme ornamentali, suddivise tra canoniche e non canoniche, per ciascuna delle quali veniva seguita l'evoluzione dall'età augustea a quella adrianea.

Il contesto architettonico e socio economico della decorazione architettonica

Una maggiore attenzione agli aspetti riguardanti la decorazione architettonica iniziò a riscontrarsi, oltre che nei nuovi studi sulla decorazione di singole località, nelle monografie sui singoli monumenti, anche quando non erano dedicate esclusivamente a questo argomento[36]. Patrizio Pensabene, nell'articolo scritto insieme a Fausto Zevi sull'arco di Caracalla a Ostia[37], definì le caratteristiche, tipiche di età severiana, delle modanature presenti sulla sua trabeazione. In un altro articolo sulla decorazione dell'anfiteatro di Lecce[38], l'autore si preoccupò di ricollegare la questione dell'arrivo di maestranze esterne alla situazione politica ed economica della città, sottolineando l'importanza di mantenere un collegamento tra lo studio delle variazioni tipologiche riscontrabili nella decorazione architettonica e la storia architettonica dei contesti in cui queste hanno avuto luogo, che, a sua volta poteva essere ricollegata con la situazione storica in generale: la decorazione architettonica veniva intesa dunque come una fonte di dati per la ricostruzione storico-economica, in relazione alle possibilità dei committenti e in quanto oggetto di un commercio a vasto raggio insieme ad altri manufatti marmorei[39]. Del medesimo autore è ancora l'importante catalogo dei capitelli di Ostia[40], che sebbene sia stato nel tempo superato in merito ad alcune datazioni, costituiva una fondamentale raccolta di un sito la cui decorazione è così vicina a quella della capitale e soprattutto gettò le basi di una terminologia in lingua italiana per la descrizione dei capitelli, terminologia in seguito largamente adottata.

Negli stessi anni Burkhardt Wesemberg si occupò dell'origine del capitello dorico, della base ionica e del capitello eolico, e della terminologia riguardo alle definizioni di kymation e di astragalo[41], e l'italiano Giorgio Gullini delle origini del fregio dorico[42]. Il quadro evolutivo per un'epoca o una forma venne tracciato da diversi studi del periodo: Heinrich Bauer si interessò del capitello corinzio nel IV e III secolo a.C.[43], John J. Herrmann jr. dei capitelli compositi a foglie lisce di Roma[44] e Stefan Neu delle trabeazioni di III secolo a Roma[45], per le quali l'autore individuò una minore attenzione per la precisione della resa rispetto all'epoca precedente ed una diffusa reazione rispetto al classicismo del II secolo, conformemente alle caratteristiche stilistiche della plastica contemporanea. Altri studi dello stesso periodo si occuparono di questioni di proporzioni[46].

Negli anni '70 proseguirono inoltre gli studi sulla decorazione dell'Italia settentrionale, che consentirono nel loro insieme di ricostruire il quadro politico ed economico complessivo della regione: in generale gli studi in merito si posero infatti il problema non solo degli influssi esterni e del loro adattamento alla tradizione e al gusto locali, ma anche dei committenti e del loro livello economico e culturale, tentando inoltre di analizzare le origini delle maestranze che avevano lavorato nella Gallia Cisalpina. In quest'ambito Maria Pia Rossignani si occupò della decorazione architettonica di Parma e Giuliana Cavalieri Manasse di quella di Aquileia, Trieste e Pola[47], evitando di perdere di vista le finalità storiche della ricerca per un tecnicismo fine a stesso.

La decorazione architettonica delle province

Pierre Gros si interessò dell'architettura templare di età augustea a Roma[48], per la quale individuò l'elaborazione di una tipologia monumentale parallela alla progressiva affermazione e definizione del potere imperiale, trattando inoltre dell'organizzazione del lavoro e dei rapporti dell'architetto con i committenti e con gli scalpellini dal punto di vista giuridico e tecnico. L'autore si occupò anche delle origini della cornice con mensole, sottolineando la funzione assai più decorativa che funzionale del nuovo elemento. Del medesimo autore è ancora lo studio sulla "Maison Carrée" di Nîmes[49], nel quale la ricostruzione del tempio venne proposta per mezzo di un'attenta analisi dei frammenti architettonici. Il tema della cornice con mensole venne inoltre ripreso dall'autore in ambito africano [50]. In quest'ambito Naïdé Ferchiou[51] produsse, dalla metà degli anni '70, una serie di studi su diversi aspetti della decorazione architettonica africana.

Nel 1980 fu pubblicata l'opera di Henner von Hesberg[52] che trattava delle origini delle cornici con mensole, a partire dalla loro apparizione, individuata nel mondo ellenistico orientale: secondo l'autore, in opposizione alle interpretazioni puramente decorative e funzionali, la mensola delle cornici avrebbe rappresentato un elemento nuovo, comparso in un periodo particolarmente innovativo dell'architettura ellenistica, che aveva il compito di sottolineare il valore plastico delle trabeazioni poste particolarmente in alto o di piccole dimensioni. L'evoluzione dei primi tipi di cornici con mensole veniva seguita in Grecia e in Italia fino all'epoca augustea, nella quale, con il tempio della Concordia, venne creata la forma in seguito adottata in tutta la decorazione architettonica di epoca imperiale. L'autore sottolineava la sostanziale autonomia dell'Italia in epoca repubblicana, malgrado i numerosi apporti dall'Oriente ellenistico, e la presenza di persistenze e ritorni accanto alle innovazioni. Lo studio dei capitelli tardi e bizantini si sviluppò con i lavori di William Earl Betsch e di Friedrich Wilhelm Deichmann: il primo[53] si occupò di ricostruire il quadro del commercio di questi particolari manufatti marmorei, mentre il secondo[54] raccolse i capitelli della basilica di San Marco a Venezia. Susan Walker[55] individuò un gruppo di capitelli di Atene contraddistinti da una particolare lavorazione delle zone d'ombra dell'acanto, ponendo l'accento sull'importanza delle tracce di lavorazione individuabili nei capitelli, che riteneva permettessero l'individuazione delle maestranze, altamente specializzate, soprattutto in età imperiale, che vi avevano lavorato, ma sottovalutando il valore dell'analisi delle caratteristiche stilistiche della foglia d'acanto. Ancora di capitelli si occupò Orhan Bingöl[56], con un catalogo di circa trecento capitelli ionici normali dell'Asia Minore, dalla metà del IV secolo a.C. al V d.C., accompagnato dal tentativo di definire lo sviluppo cronologico delle forme dalla Grecia classica all'epoca tardo-imperiale: la classificazione tipologica adottata fu elaborata tenendo conto della combinazione del tipo di trattamento della faccia principale, con particolare riguardo alla disposizione delle palmette angolari, e di quello delle facce laterali.

Negli stessi anni si sviluppava lo studio dei capitelli anche in Spagna: María Ángeles Gutierrez Behemerid[57] citava nel suo lavoro sulle basi della sistemazione tipologica dei capitelli corinzi della penisola iberica gli scarsi studi precedenti e si occupò inoltre dei capitelli corinzieggianti e compositi, senza costituire dei veri e propri cataloghi, ma ponendo le basi di una classificazione delle forme presenti nella regione con la trattazione di una serie di esempi. Lo studio della decorazione architettonica si sviluppava negli stessi anni anche per altre regioni dell'impero, come le province daciche[58] o pannoniche[59], o ancora britanniche[60].

Gli studi nei primi anni '80

L'attenzione per la decorazione architettonica era ovunque in questi anni progredita e si era consapevoli della sua importanza, sopratutto per quanto riguarda i capitelli, che hanno costantemente avuto maggior fortuna negli studi rispetto alle altre componenti della decorazione. Questo interesse si manifestava in una grande quantità di pubblicazioni di piccola mole su elementi architettonici di edifici noti, ma mai precedentemente presi in esame da questo punto di vista, o rinvenuti negli scavi, e nell'attenzione rivolta anche agli elementi decorativi anche in pubblicazioni che non si occupavano specificatamente di essi[61]. Maggiore attenzione venne inoltre posta alla loro descrizione e datazione nei cataloghi di musei e di raccolte[62]. Sono particolarmente degni di nota i cataloghi del Museo Nazionale Romano, a causa dell'importanza del materiale pubblicato, di ambito urbano, sebbene non essendo specializzati sulla decorazione architettonica, la terminologia e le datazioni lascino in qualche caso a desiderare[63].

Note

Il testo è tratto dal capitolo sulla "Storia degli studi sulla decorazione architettonica" della tesi di laurea di M. Milella, datata al 1985. Per gli anni successivi, ma anche per gli anni qui trattati, si può inoltre trovare utile, su questo sito la consultazione della pagina della bibliografia per anno di pubblicazione, con commenti in nota sui contenuti delle pubblicazioni; vedi anche il capitolo sulla storia degli studi qui sintetizzato da F. CAPRIOLI, Vesta Aeterna: L'aedes Vestae e la sua decorazione architettonica, Roma 2007, 23-32. Un esame degli studi sull'architettura romana in generale, con particolare attenzione alla ricerca tedesca è pubblicato da H. VON HESBERG e J. LIPPS, " L’architecture romaine, évolution d’un champ d’études depuis les années 1950", in Perspective, 2010-2011,2, 215-238(testo on line su Accademia.edu).

Cornicione di palazzo Strozzi di Firenze (Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, 1502), ripreso da una cornice disegnata dall'architetto nel Foro di Traiano.
  1. Ad esempio il cornicione di palazzo Strozzi a Firenze, eseguito nel 1502 da Cronaca, riproduceva una cornice del Foro di Traiano, e Vasari (1511-1574) riferiva: "Questa cornice fu ritratta dal Cronaca e tolta e misurata a punto in Roma da una antica che si truova a Spogliacristo" (Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Cronaca. Architetto fiorentino (testo on-line su Wikisource).
  2. L. CANINA, Gli edifizi di Roma antica cogniti per alcune reliquie, descritti e dimostrati nella intera loro architettura, Roma 1848 (biografia di Luigi Canina sulla Wikipedia in lingua italiana).
  3. Oltre alla bibliografia citata nelle note seguenti, vedi quella riportata in P. PENSABENE, Scavi di Ostia VII: I capitelli, Roma 1973, p.22, nota 6.
  4. J. I. HITTORFF, Recueil des monuments de Segeste et de Selinonte, Paris 1870 (biografia di Jakob Ignaz Hittorff, 1792-1867, su Wikipedia in lingua italiana)
  5. C. CHIPIEZ, Histoire critique des origines et de la formation des ordres grecs, Paris 1876 (testo on-line su Archive.org; biografia di Charles Chipiez, 1835-1901, sulla Wikipedia in lingua francese).
  6. O. PUCHSTEIN, Das ionische Kapitelle, Berlin 1897; Die ionische Säule als klassisches Bauglied orientalischer Herkunft (Sendschriften der Deutschen Orient-Gesellschaft, 4), Leipzig 1907 (testo on-line su Archive.org); (biografia di Otto Puchstein, 1856-1911, sul sito dell'ICEVO, Istituto di studi sulle civiltà dell'Egeo e del Vicino Oriente del CNR, Consiglio nazionale delle ricerche).
  7. T. HOMOLLE, "Origine du chapiteau corinthien", in Revue archéologique, 4, 1916, 17-60 (biografia di Théophile Homolle, 1848-1925, sulla Wikipedia in lingua francese): Homolle si interessò delle origini dei tipi canonici del capitello ionico e corinzio, considerando la foglia d'acanto di derivazione naturalistica.
  8. A. RIEGL, Stilfragen, Berlin 1893; Spätrömische Kunstindustrie, Wien 1901 (R. BIANCHI BANDINELLI, Introduzione all'archeologia, Bari 1984, 110-111; biografia di Alois Riegl, 1858-1905, sulla Wikipedia in lingua italiana).
  9. F. STUDNICZKA, "Tropaeum Traiani", in Abhandlungen der Sächsischen Akademie der Wissenschaften zu Leipzig. Philologisch-Historische Klasse, 22, 1904 (biografia di Franz Studniczka sulla Wikipedia in lingua inglese).
  10. C. WEICKERT, Das lesbische Kymation, Münich - Leipzig 1913 (biografia di Carl Weickert sulla Wikipedia in lingua tedesca).
  11. E. WEIGAND, "Baalbeck und Rom. Die römische Reichkunst in ihren Entwicklung und Differenzierung", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 29, 1914, 37-91; "Das göldene Tor in Kostantinopel" in Athenischen Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung), 39, 1914, 1-64; Vorgeschichte der korintischen Kapitelle, Würzburg 1920; "Propylon und Bügentor in der östlichen Reichkunst, ausgehend vom Mithridatestor in Ephesos", in Wiener Jährbuch für Kunstgeschichte, 5, 1928, 71-114; "Die Stellung Dalmatiens in der römischen Reichskunst", in Strena Buliciana. Festschrift zu Ehren von Franz Bulic, Zagabr-Split 1924, 77-105. Vedi in merito ai capitelli il commento di W. D. HEILMEYER, Korintische Normalkapitelle. Studien zur Geschichte der römischen Architekturdekoration, (Römische Mitteilungen, suppl. 16), 1970, p.10.
  12. M. GÜTSCHOW, "Untersuchungen zum korintischen Kapitelle", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 36, 1921, 44-83.
  13. R. DELBRÜCK, Hellenistische Bauten in Latium I-II, Strassburg 1907-1912 (Biografia di Richard Delbrück sulla Wikipedia in lingua tedesca).
  14. F. TÖBELMANN, Römische Gebälke, Heidelberg 1923 (l'opera venne pubblicata a cura di H. Hülsen e di E. Fiechter).
  15. K. RONCWEWSKI, "Variantes de chapiteaux romains", in Acta Universitatis Latviensis, 8, 1923, 115-174; "Deux chapiteaux du musée de Nimes et le chapiteau de l'Arco dei Leoni à Vérone", in Acta Universitatis Latviensis, 11, 1924, 267; "Description des chapiteaux corinthiens et variés du Musée d'Alexandrie", in Acta Universitatis Latviensis, 16, 1927, 3-32; "Kapitelle aus Tarent", in Archäologischer Anzeiger, 1927, 263-296; "Kapitelle aus Tarent in Museum von Bari", in Archäologischer Anzeiger, 1928, 29; "Seltene Kapitellformen", in Archäologischer Anzeiger, 1928, 41; "Römische Kapitelle mit pflanzlischen Voluten", in Archäologischer Anzeiger, 1931, 1-102; "Kapitelle des El Hasne in Petra", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 47, 1932, 77-105, e in Archäologischer Anzeiger, 1932, 38-89; "Eine Kapitellgruppe aus hadrianischer Zeit", in Archäologischer Anzeiger, 1933, 408-419; "Tarentiner Kapitelle", in Archäologischer Anzeiger, 1934, 10-17; "Einige Spielarten von Pilasterkapitellen", in Archäologischer Anzeiger, 1934, 17-50.
  16. L.FAGERLIND, "The Transformation of the Corinthian Capital in Rome and Pompei during the Later Republican Period", in Corolla Archeologica principi hereditaris regni Sueciae Gustavo Adolpho dedicata, London 1932, 118-131.
  17. D. SCHLUMBERGER, "Les formes anciennes du chapiteau corinthien en Syrie, en Palestine et en Arabie", in Syria, 14, 1933, 283-317.
  18. R. KAUTZSCH, Kapitellstudien. Beiträge zu einer Geschchte des spätantiken Kapitells im Osten vom vierten bis ius siebente Jahrhundert, Berlin-Leipzig 1936; "Die römische Schmuckkunst in Stein", in Römische Jahrbuch für Kunstgeschichte, 3, 1939, 3 ss.; Die langobard Schmuckkunst in Oberitalien", in Römische Jahrbuch für Kunstgeschichte, 5, 1941, 3 ss. (biografia di Rudolf Kautzsch sulla Wikipedia in lingua tedesca).
  19. H. KÄHLER, Die römischen Kapitelle des Rheingebietes, Berlin 1939 (bibliografia di Heinz Kähler sulla Wikipedia in lingua inglese).
  20. H. KÄHLER, "Die Porta Aurea in Ravenna", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 50, 1935, 221 ss.; "Dekorative Arbeiten aus der Werkstatt des Kostantins-bogen", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 51, 1936, 180-201; "Die Sonnentempel Arelians", in Römische Mitteilungen, 52, 1937, 94-105; "Zu den Spolien im Bapisterium der Lateranbasilika, in Römische Mitteilungen, 52, 1937, 106-118.
  21. P. H. VON BLANKENHAGEN, Flavische architektur und ihre Dekoration untersucht am Nervaforum, Berlin 1940 (biografia di Peter Heinrich von Blanckenhagen sulla Wikipedia in lingua inglese). Vedi commento di W. D. HEILMEYER, Korintische Normalkapitelle. Studien zur Geschichte der römischen Architekturdekoration, (Römische Mitteilungen, suppl. 16), 1970, 11.
  22. G. CRESSEDI, "Per la realizzazione del corpus dei capitelli", in Atti del V convegno nazionale di Storia dell'architettura, Perugia 1948.
  23. V. SCRINARI, "Studi particolari nell'ambito del corpus dei capitelli. I capitelli di Spalato", in Atti del V convegno nazionale di Storia dell'architettura, Perugia 1948, 87-94; I capitelli romani di Aquileia, Padova 1952; I capitelli romani della Venezia Giulia e dell'Istria, Roma 1956 (recensione di D. E. STRONG in Journal of Roman Studies, 47, 1957, 266 ss.); G. G. BELLONI, I capitelli romani di Milano, Padova 1958.
  24. J. M. C. TOYNBEE, J. B. WARD PERKINS, "Peopled Scrolls: a Hellenistic Motif in Imperial Art", in British School at Rome. Papers, 18, 1950, 1 ss (Biografia di Jocelyn Mary Catherine Toynbee e di John Bryan Ward Perkins sulla Wikipedia in lingua inglese).
  25. H. KÄHLER, Die Gebälke des Kostantinsbogens (Römische Gebälke, II, 2,2), Heidelberg, 1953.
  26. T. KRAUS, Die Ranken der Ara Pacis. Ein Beitrag zur Entwicklungsgeschichte der augusteischen Ornamentik, Berlin 1953 (E. WILL, recensione, in Syria, 31,3-4, 1954, 325-327, on-line sul sito Persee.fr); "Ornamentfriese vom Augustusforum", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 1953, 46-57. Dello stesso autore è anche, in epoca successiva, uno studio sullo sviluppo della decorazione architettonica in età ellenistica ("Uberlegungen zum Bauornament", in Hellenismus in Mittelitalien (congresso Göttingen, 1974), II, Göttingen 1976, 455-476).
  27. D. E. STRONG, "Late Hadrianic Architectural Ornament in Rome", in British School at Rome. Papers, 21, 1953, 118-151 (sintesi su questo sito).
  28. D. E. STRONG, "Some early examples of the composite capital", in Journal of Roman Studies, 50, 1960, 119-128 (sintesi in questo sito); D. E. STRONG, J. B. WARD PERKINS "The Round Temple in the Forum Boarium", in British School at Rome. Papers, 28, 1960, 7-32; D. E. STRONG, J. B. WARD PERKINS, "The Temple of Castor in the Forum Romanum", in British School at Rome. Papers, 30, 1962, 1-30 (sintesi su questo sito); D. E. STRONG, "Some observations on early roman corinthian", in Journal of Roman Studies, 53, 1963, 73-84 (sintesi in questo sito).
  29. M. WEGNER, Ornamente kaiserzeitlichen Bauten Roms. Soffitten, Köln-Gratz 1957; Schmuckbasen des antiken Rom, Münster, 1966. Dello stesso autore anche uno studio sull'arco dei Sergi a Pola ("Kapitelle und friese vom Bogen der Sergier zu Pola", in Bonner Jahrbücher, 161, 1961, 263-276) e una raccolta dei lacunari decorati datati dell'Asia Minore ("Soffitten von Ephesos und Asia Minor", in Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien , 52, 1978-80, 91-107); altri studi più tardi hanno riguardato la basilica Emilia e i rostra del Foro Romano ("Bauschmuck der Basilica Aemilia am Forum Romanum", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung), 94, 1987; "Gebälk von der Rostra am Forum Romanum", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung), 94, 1987).
  30. Secondo lo Strong (D. E. STRONG, "Roman Decorated Column Bases" (recensione a M. WEGNER Schmuckbasen des antiken Rom, Münster, 1966), in The Classical Review, 17, 1967, 205-207), il metodo dell'autore per arrivare a tali datazioni tarde non sarebbe stato corretto: il catalogo non sarebbe infatti stato completo e non sarebbe stata data data la giusta considerazione al confronto dei particolari decorativi con quelli di monumenti sicuramente datati.
  31. L.T. SHOEEtruscan and Republican Roman Mouldings (Memoirs of the American Academy in Rome, 28), 1965 (biografia di Lucy T. Shoe sulla Wikipedia in lingua inglese). Della stessa autrice sono anche studi precedenti sulle modanature della Grecia e della Magna Grecia, analoghi a quello successivo (Profiles of Greek Mouldings, Cambridge (Massachusetts) 1936; Profiles of Western Greek Mouldings, Rome 1952), e sulle basi ioniche ("The Roman Ionic Base in Corinth", in Essays in memory of K.Lehman, New York 1964, 300-303 e (con la firma L. SHOE MERRIT), "The geographical distribution of greek and roman ionic bases", in Hesperia, 39, 1969, 186-204; "Some ionic architectural fragments from the Athenian Agora", in Studies in Athenian Architecture, Sculpture and Topography èresented to Homer A. Thompson (Hesperia supplements, 20), Athens 1982, 192-205). Una riedizione recente dello studio sulle modanature repubblicane è L.T. SHOE MERRIT, I. E. M. EDLUND-BERRY, Etruscan and Republican Roman mouldings. A reissue (University Museum Monograph, 107), 2000 (recensione di P. D. Scotton, in Bryn Mawr Classical Review, 2003.05.05). (
  32. E. VON MERCKLIN, Antike Figuralkapitelle, Berlin 1962 (raccolta delle recensioni su questo sito).
  33. C. BÖRKER, Blattkelchkapitelle. Untersuchungen zur kaiserzeitlichen Arkitekturornamentik in Greichland, Berlin 1965 (biografia di Christoph Börker sulla Wikipedia in lingua tedesca).
  34. W. D. HEILMEYER, Korintische Normalkapitelle. Studien zur Geschichte der römischen Architekturdekoration, (Römische Mitteilungen, suppl. 16), 1970 (biografia di Wolf Dieter Heilmeyer sulla Wikipedia in lingua tedesca).
  35. C. F. LEON, Die Bauornamentik des Trajansforum und ihre Stellung in der früh-und mittelkaiserzeitlichen Architekturdekoration Rom, Wien-Köln-Gratz 1971 (biografia di Christoph F. Leon sulla Wikipedia in lingua tedesca). Vedi recensione di P. GROS, in Latomus32, 1973, p.917. Sulla decorazione del Foro di Traiano era comparso una precedente e incompleta raccolta di Maria Elena Bertoldi (M. E. BERTOLDI, Ricerche sulla decorazione del Foro di Traiano (Studi miscellanei, 3), Roma 1960-1961), nella quale l'autrice riconosceva l'importanza di non basarsi solo sulla tipologia schematica, ma anche sullo stile e sulla resa delle decorazioni.
  36. Tra gli studi più specificatamente interessati alla decorazione architettonica si citano: A. FROVA, Luni, Parma, Velleia. Ricerche sulla decorazione architettonica romana, Milano 1968; G. CONTI, Decorazione architettonica della Piazza d'Oro a Villa Adriana, Roma 1970 (con recensione di P. GROS, in Latomus, 33, 1974, che giudica lo studio piuttosto incompleto); M. MONTAGNA PASQUINUCCI, La decorazione architettonica del tempio del Divo Giulio nel Foro Romano (Monumenti Antichi dell'Accademia Nazionale dei Lincei, I.4 48), Roma 1973; F. MAGI, "I marmi del teatro di Domiziano a Castelgandolfo", in Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Rendiconti, (serie III), 46, 1973-1974, 63-77.
  37. P. PENSABENE, F. ZEVI, "Un arco in onore di Caracalla ad Ostia", in Atti della Accademia nazionale dei Lincei. Rendiconti. Classe di scienze morali storiche e filologiche, serie 8, 26, 1971, 481-523 (breve sintesi su questo sito).
  38. P. PENSABENE, "Un'officina greca per gli elementi decorativi architettonici dell'anfiteatro di Lecce", in Ricerche e studi (Quaderno del Museo archeologico provinciale "Francesco Ribezzo" di Brindisi), 6, 1972, 9-39.
  39. P. PENSABENE, "Considerazioni sul trasporto dei manufatti marmorei in età imperiale a Roma e in altri centri occidentali", in Dialoghi di archeologia, 6, 1972, 317-362.
  40. P. PENSABENE, Scavi di Ostia VII: I capitelli, Roma 1973.
  41. B. WESENBERG, Kapitelle und Basen. Beobachtungen zur Entstehung der grieschischen Säulenformen, (Beiheft der Bonner Jahrbücher 32), Düsseldorf, 1971; "Kymation und astragal", in Marburger Winckelmann-Programm, 1971-72, 1-13; "Die Säulenbasis des Mars-Ultor Tempels", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 99, 1984, 161-171.
  42. G. GULLINI, "Sull'origine del fregio dorico", in Memorie dell'Accademia delle scienze di Torino, IV, 31, 1974 (biografia di Giorgio Gullini sulla Wikipedia in lingua italiana). La tesi di Gullini consisteva nell'idea che fossero stati i gusti dei costruttori ad aver contribuito a determinare conseguenti soluzioni costruttive, in opposizione sia alla spiegazione data da Vitruvio, sia all'ipotesi di una pura astrazione decorativa senza alcuna funzione tettonica. Da citare inoltre Guido Rosada, sull'ordine tuscanico (G. ROSADA, "La tipologia e il significato dell' "ordine tuscanico" nell'architettura di Roma", in Atti dell'istituto veneto di scienze, lettere e arti, 79, 1970-71, 65-110).
  43. H. BAUER, Das korintische Kapitelle des 4. und 3 Jahrhunderts v.Chr. (Athenischen Mitteilungen Beiheft, 3), Berlin 1973, e il precedente "Das Kapitell des Apollo Palatinus-Tempels", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 76, 1969, 183-204.
  44. J. J. HERRMANN, The Schematic Composite Capital: a Study of Architectural Decoration at Rome in the Later Empire, Ann Arbor 1974.
  45. S. NEU, Römische Ornament. Stadtrömische Marmorgebälke aus der Zeit von Septimius Severus bis Kostantin, Cösfeld 1972 (sintesi su questo sito).
  46. J. J. COULTON, "Doric capitals: a proportional analysis", in Annual of the British School at Athens, 74, 1979, 81-153; P. ROOS, "Observations on the Internal Proportions of the Ionic Dentil in the Aegean", in Revue archéologique, 1976, 103-112
  47. M. P. ROSSIGNANI, La decorazione architettonica romana in Parma, Roma 1975 (vedi raccolta di recensioni su questo sito); G. CAVALIERI MANASSE, La decorazione architettonica romana di Aquileia, Trieste, Pola. L'età augustea e giulio claudia, Padova 1978. Altri studi, anche su altre regioni sono stati A. FROVA, M. P. ROSSIGNANI, G. CAVALIERI MANASSE, "Il Capitolium e la decorazione architettonica romana di Brescia", in Atti del Convegno internazionale per il XIX centenario della dedicazione del Capitolium e il 150º anniversario della sua scoperta, II, Brescia 1975, 53-66; G. TEDESCHI GRISANTI, Capitelli romani figurati a Pisa, Pisa 1974-75; S. DE MARIA, "Aspetti e problemi della decorazione architettonica romana in Romagna. Età tardo repubblicana e augustea", in Studi romagnoli, 28, 1977, 172-208, e "Il problema del corinzio italico in Italia settentrionale. A proposito di un capitello non finito di Rimini", in Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, 93, 1981, 565-616; V. GALLIAZZO, "Capitelli del museo civico di Vicenza. Contributo allo studio della decorazione architettonica del teatro di Berga", in Aquileia nostra, 48, 1977, 49-72; L. CENCIAIOLI, "I capitelli romani di Perugia", in Annali della facoltà di lettere e filosofia di Perugia. Studi classici, 15, 1977-78, 41-96; S. DE MARIA, M. PENSA, "La decorazione architettonica di età repubblicana e primo imperiale nell'area adriatica", in Abruzzo, 19, 1981, 33 ss. L'attenzione al problema delle maestranze fu presente anche in uno studio su un'officina itinerante individuata in Gallia in epoca augustea (F. S. KLEINER, "Artist in the Roman World. An Itinerant Workshop in Augustan Gaul", in Mélanges de l'École française de Rome. Antiquité, 89, 1977, 661-696).
  48. P. GROS, Aurea Templa. Recherches sur l'architecture religieuse de Rome á l'epoque d'Auguste (Bibliothèque des Ecoles françaises d'Athènes et de Rome 231) Rome 1976.
  49. P. GROS, R. AMY, La Maison Carrée de Nîmes (Gallia, Suppl., 38), Paris 1979. Gros si era già occupato delle influenze ellenistico-orientali sugli edifici augustei della Narbonense ("Traditions hellénistiques d'Orient dans le décor architectural des Temples romains de Gaule Narbonnaise", in La Gallia romana (congresso Accademia dei Lincei, Roma 1971), Roma 1973, 167-181), e in seguito prese in esame anche i templi di Glanum ("Les temples géminés de Glanum. Etude preliminaire", in Revue archéologique de Narbonnaise, 14, 1981, 125-158).
  50. P. GROS, "Entablements modillonnaires d'Afrique au IIe s. apr. J.-C. (À propos de la corniche des temples du Forum de Rougga)", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 85, 1978, 459-476. L'autore notò come esempi africani mancassero nei cataloghi di Leon e di Heilmeyer e come mancassero studi sulla decorazione architettonica della regione (l'unico studio importante era stato quello sui capitelli tuscanici della Tunisia: A. LÉZINE, A. MERLIN, P.POINSSOT, "Chapiteaux toscans trouvés en Tunisie", in Karthago, 6, 1956, 11-19). In seguito si ebbero le pubblicazioni di Patrizio Pensabene su Cherchell (P. PENSABENE, Les chapiteaux de Cherchell. Étude de la décoration architectonique (Bulletin d’archéologie algérienne, supplément 3), Alger 1982; "La decorazione architettonica di Cherchel: cornici, architravi, soffitti, basi e pilastri", in 150-Jahr-Feier Deutsches Archäologisches Institut Rom (Römische Mitteilungen, suppl.25), Roma 1982, 116-169) e di Noureddine Harrazi sui capitelli reimpiegati nella moschea di Kairouan (N. HARRAZI, Chapiteaux de la grande Mosquée de Kairouan, Tunis 1982), nel quale l'autore si occupò di individuare le officine e di distinguere la committenza pubblica e privata piuttosto che trattare dei problemi di cronologia e di storia dell'arte.
  51. N. FERCHIOU, Architecture romaine de Tunisie. L'ordre: rythmes et proportions dans le Tell, Tunis 1975; "Une carriére régionale en Afrique: la pierre de Keddel", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts. Römische Abteilung), 83, 1976, 367-402; "Chapiteaux chrétiens de Tunisie : variations sur un théme", in Bulletin archéologique du Comité des travaux historiques et scientifiques Paris, 1976-1978 (Afrique du Nord, 8), 217-228; "Trois petit jalons dans l'histoire du rinceau animé en Proconsulare", in Antiquités africaines, 13, 1979, 235-247: "Rinceaux antiques remployés dans la grande mosquée de Tunis: parenté de lor style avec celui de certains monuments de Carthage", in Antiquités africaines, 17, 1981, 143-163; "Un entablement d'Apisa Minus daté du règne d'Antonin le P; L'évolution du décor architectonique an Afrique proconsulaire, des derniers temps de Carthage aux Antonins, Aix-en-Provence 1984; "Les vestiges du Capitole de Numlulis", in British School at Rome. Papers, 52, 1984, 115-123.
  52. H. VON HESBERG, Konsolengeisa des Hellenismus und der frühen Kaiserzeit, Mainz 1980 (vedi recensioni) (biografia di Henner von Hesberg sulla Wikipedia in lingua tedesca). Dello stesso autore: H. VON HESBERG, "Lo sviluppo dell'ordine corinzio in età tardo-republicana", in L'art decoratif à Rome à la fin de la République et au debut du Principat (congresso Roma, 1979), Roma 1981, 19-56 (nel quale si affrontava la problematica degli inizi del capitello corinzio normale in Italia e del suo lento sostituire il capitello corinzio italico, nello stesso periodo della formazione del tipo della cornice con mensole); "La scaenae frons del teatro della villa di Domiziano a Castelgandolfo", in Archeologia Laziale, 4, 1981, 176-180; "Girlandenschmuck der republikanischen Zeit in Mittelitalien", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 88, 1981, 201; "Elemente der frükaiserzeitlichen Aedikulaarchitektur", in Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien, 53, 1981-82, 43-86 (nel quale venivano esaminate le forme non canoniche, quali i capitelli figurati, i capitelli corinzieggianti, i capitelli compositi eterogenei, i capitelli dorici decorati, le basi decorate e i fusti delle colonne, nell'architettura delle edicole).
  53. W. E. BETSCH, The History, Production and Distribution of the Late Antique Capital in Constantinople, Ann Arbor 1977
  54. F. W. DEICHMANN et al., Corpus der Kapitelle der Kirche von San Marco zu Venedig, Weisbaden 1981, preceduto da altri studi sulla decorazione architettonica paleocristiana sin dagli anni '40: F. W. DEICHMANN, "Säule und Ordnung in der frühchristlichen Architektur", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 55, 1940, 114-130; "Il capitello paleocristiano", in Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina, Ravenna 1956, 37-40; "Zu einigen spätantiken Figuralkapitellen", in Deltion tes christianikes arkaiologhikes etaireios, 1964-65, 71-81; "Zur Entstehung der spätantiken zweizonen Tierkapitelle", in Charistèrion eis A.K.Orlandou, I, Athenai 1965, 136-144; Die Spolien in der spätantiken Architektur, München 1975; "Il materiale di spoglio nell'architettura tardoantica", in Corsi di cultura sull'arte ravennate e bizantina, Ravenna 1976, 131-146 (nel quale l'autore trattava del reimpiego negli edifici di Roma e delle provincie).
  55. S. WALKER, "Corinthian capitals with ringed voids: the work of Athenian craftsmen in the second century AD", in Archäologischer Anzeiger, 1979, 103-129.
  56. O. BINGÖL, Das ionische Normalkapitell in hellenistischen und römischen Zeit in Kleinasien (Istanbuler Mitteilungen Beiheft 20), Tübingen 1980.
  57. M. A. GUTIERREZ BEHEMERID, "Sobre la sistematizacion del capitel corintio en la peninsula Iberica", in Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid, 48, 1982, 25-39; "El capitel corintizante. Su difusion en la peninsula Iberica", in Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid, 49, 1983, 73-93; "El capitel compuesto en la peninsula iberica", in Boletin del Seminario de estudios de arte y arqueologia. Universidad de Valladolid, 1984, 81-87. Ai suoi studi si aggiunse la raccolta di Arturo Díaz Martos (A. DIAZ MARTOS, Capiteles corintios romanos de Hispania, Madrid 1985, preceduto negli anni '60 da "Los capiteles romanos de orden corintio de España y problemas de su estudio", in Ampurias, 32-33, 1960-61, 223-237). La storia degli studi dei capitelli della penisola iberica è brevemente trattata in A. MARTÍNEZ RODRÍGUEZ, Capiteles romanos y tardoantiguos de la región de Murcia (tesi di laurea del giugno 1986), nel capitolo sulla "Historia de la investigación" (testo scaricabile on-line in formato .pdf).
  58. D. ALICU, "Ordine architectonice la Ulpia Traiana Sarmizegetusa", in Apulum, 19, 1981, 97-107 (nel quale lo studio si basa soprattutto sull'analisi delle proporzioni interne agli ordini architettonici); Z. COVACEFF, "Descoperiri arhitectonice si sculpturale de la Valu lui Traiani", in Pontica, 14, 1981, 277-282)
  59. V. MLADENOVA, "Chapiteaux du revetement de la villa prés d'Ivailovgrad", in Izd-vo na Bŭlgarskata akademia na naukite, 32, 1970, 135-147.
  60. T. F. C. BLAGG, "Roman architectural ornament in Kent", in Archaeologia cantiana, 100, 1984, 65-80.
  61. Si citano: I. MIRNICK, "On Some Architectural Fragments from Diocletian's Palace at Split", in Archaeologia iugoslavica, 18, 1977, 45-56; W. VON SIDOW, "Eine Grabrotunde an der Via Appia Antica", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 92, 1977, 241-321; H. BAUER, A. PRONTI, "Elementi architettonici degli Horrea Agrippiana", in Archeologia classica, 30, 1978, 107-131; V. MOSCATELLI, G. PACI, "Testimonianze archeologiche ed epigrafiche a Rambona, in provincia di Macerata", in Annali dell'università di Macerata, 11, 1978, 41-82; T. F. C. BLAGG, A. T. LUTTREL, M. B. LYTTELTON, "Ligorio, Palladio and the decorated roman capital from le mura di Santo Stefano", in British School at Rome. Papers, 47, 1979, 102-116; L. R. CIELO, "I capitelli della cripta nella cattedrale di S.Agata dei Goti", in Napoli nobilissima, 18, 1979, 105-116; A. BAMMER, "Elemente flavisch-trajanischer Architekturfassaden aus Ephesos", in Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien, 52, 1978-1980, 65-90; G. F. CARETTONI, "Capitelli ellenistici della casa di Augusto", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 87, 1980, 131-136; M. G. TEDESCO, "Il fregio con delfini e conchiglie della Basilica Neptuni", in Atti della Accademia nazionale dei Lincei. Rendiconti. Classe di scienze morali storiche e filologiche, 35, 1980, 181-197; P. VERGARA, "I capitelli di spoglio nella cripta del duomo di Otranto", in Prospettiva, 22, 1980, 60-67; "Elementi di spoglio nella chiesa di S.Basilio a Troia", in Prospettiva, 26, 1981, 57-60; G. CIAMPOLTRINI, "Peopled Scrolls di Florentia", in Prospettiva, 27, 1981, 47-52; F. SEAR, "Architectural decoration", in Excavations at Sidi Khrebisch - Benghazi (Berenice), I, (Lybia Antiqua supplemento 5), Tripoli 1981; V. M. STROCKA, Das Markettor von Milet (Winckelmannsprogramm der Archäologischen Gesellschaft zu Berlin 128), Berlin 1981; V. IDIL, "Korintische Kapitelle im Museum von Izmir", in Jahreshefte des Österreichischen Archäologischen Institutes in Wien, 53, 1981-82, 149-188; H. BUSING, Römische Militararchitecktur in Mainz, Mainz am Rhein 1982; M. UNTERMANN, "Architekturfragmente von Portiken mit Saulenarkaden südwestlich der Bucheltermen in Aachen", in Aquae Graumi. Beitrage zur Archäologie von Aachen, Köln 1982, 181-204; A. M. VILLUCCI, "Note sui materiali di spoglio reimpiegati nella cattedrale di Suessa Aurunca", in Studia Sessana, III, Sessa Aurunca 1982, 23-29; J. GANZERT, "Zur Entwicklung lesbischer Kymationsformen", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 98, 1983, 123-202; M. PFANNER, Der Titusbögen, Mainz am Rhein 1983; M. RIZZELLO, "Nuovi ritrovamenti riguardantti blocchi con fregi di epoca romana provenienti da monumenti funerari o da templi", in Museo civico della media valle del Liri. Contributi, Sora 1983, 50-54; C. WILLIAMS "Hellenistisch and Roman Buildings in the Medieval Wlls of Mytilene", in The Phoenix. The Journal of the Classical Association of Canada. Toronto, 38, 1984, 31-76. Si ricordano inoltre: B. WESENBERG, "Die Säulenbasis des Mars-Ultor Tempels", in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 99, 1984, 161-171; P. PENSABENE, Frammenti antichi del convento di S.Alessio, Roma 1982 (nel quale l'autore ha tracciato sulla base dei capitelli presenti nella raccolta una breve sintesi dell'evoluzione del capitello corinzio); Il tempio di Saturno, Roma 1985; V. KOCKEL, "Beobachtungen zum Tempel des Mars Ultor und zum Forum des Augustus"", in Römische Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Römische Abteilung), 90, 1983 (nel quale l'autore utilizzava i dati forniti dalla decorazione architettonica per la ricostruzione degli edifici); C. K. WILLIAMS, "Doric Architecture and Early Capitals in Corinth", in Athenischen Mitteilungen (Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Athenische Abteilung), 99, 1984, 67-75 (nel quale l'autore tentava di distinguere scuole locali nel dorico della Grecia arcaica e di fissare cronologicamente i frammenti per mezzo della discussione di singoli dettagli).
  62. P. BRANDIZZI VITUCCI, La collezione archeologica nel casale di Roma Vecchia, Roma 1981; A. DONATI, Rimini antica. Il lapidario romano, Rimini 1981; P. BRANDIZZI VITUCCI, La collezione Lanza nella tenuta della Falcognana, Roma 1983; G. CAVALIERI MANASSE, "Architetture romane in museo", in I musei di Aquileia, I, Udine 1983, 127-158; G. M. DELLA FINA, Le antichità a Chiusi. Un caso di arredo urbano, Roma 1983; L. SPERTI, I capitelli romani del Museo Archeologico di Verona, Roma 1983; Vari autori, Il camposanto monumentale di Pisa. Le antichità, Modena 1984
  63. Vari autori, Museo Nazionale Romano. Le sculture, I, 1-8, Roma 1979-1985.