Kymation und Astragal
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| B. WESEMBERG, "Kymation und Astragal", in Marburger Winckelmann-Programm, 1971/72, 1-13. |
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Indice
Premessa
Il lavoro si propone di esaminare criticamente l'identificazione degli antichi profili greci con i loro nomi antichi [n.d.t. I profili esaminati sono quelli noti comunemente in italiano come becco di civetta, ovolo liscio, gola rovescia e tondino o astragalo liscio, sui quali sono intagliati rispettivamente il kyma dorico, utilizzato principalmente in epoca greca, il kyma ionico, i differenti tipi di kyma lesbio e l'astragalo a fusarole e perline, nella terminologia in italiano]. Nel testo W. dichiara che utilizzerà i termini inglesi di hawksbeak [letteralmente "becco di falco"], corrispondente al francese "bec de corbin" [per il becco di civetta] e di cyma reversa[1] [per la gola rovescia] per evitare i termini tedeschi di dorisches Kymation ["kyma dorico"] e lesbisches Kymation ["kyma lesbio"], o altre denominazioni come "Karnies", "Herzblattwell" [n.d.t. letteralmente "onda di foglie a cuore"] o "Wasserlaub" [n.d.t. letteralmente "fogliame d'acqua"). Per l'ovolo liscio/kyma ionico ritiene invece possibile l'utilizzo del termine tedesco Eierstab. Per sottolineare la distinzione tra modanature lisce e decorate (scolpite o dipinte) W. dichiara inoltre che potrà occasionalmente utilizzare la denominazione inglese leaf-and-dart [n.d.t: letteralmente "foglia-e-dardo"] per la cyma [gola], mentre l'analoga distinzione tra astragali lisci e scolpiti è resa in modo appropriato dai termini tedeschi Rundstab ["tondino" o "astragalo liscio"] e Perlstab ["astragalo a fusarole e perline"]. I termini greci kyma e/o kymation [per modanatura][2] sono utilizzati in modo non ambiguo, soprattutto per l'architettura, e non si ritiene richiedano ulteriori spiegazioni e lo stesso vale per il termine greco astragalos, che indica sia il Rundstab [astragalo liscio], sia il Perlstab [astragalo a fusarole e perline][3].
La manualistica differenzia un kyma dorico, uno ionico e uno lesbio. La denominazione di kyma ionico, ricavata erronamente da Vitruvio da parte di Ebert[4], non è presente né in Vitruvio, né in altre fonti letterarie o epigrafiche e non viene dunque presa in considerazione nel testo[5].
Kyma dorico e kyma lesbio
L'attribuzione dei nomi di "kyma dorico" e di "kyma lesbio" alle forme dei profili conosciute dai monumenti venne stabilita intorno alla metà dell'Ottocento da Bötticher[6]: questi ritenne che l'echino del capitello dorico fosse un Eierstab liscio" [ovolo liscio]: di conseguenza chiamò questo profilo, considerato tipicamente dorico, "Echinuskyma", poiché Vitruvio lo definiva "echino", riservando il termine di "kyma dorico" al becco di civetta; per la terza delle forme canoniche del kymation restava di conseguenza la denominazione di kyma lesbio. Secondo W., invece l'identificazione di ovolo liscio/kyma ionico ed echino, non attestata dalle fonti, è già stata superata[7] e cadono dunque le basi per l'identificazione dei nomi proposta da Bötticher. L'identificazione del "kyma dorico" con il becco di civetta, che si ritrova solo ed esclusivamente nell'ordine dorico e appare comunque sensata, non può tuttavia essere provata con certezza.
Vitruvio, dove menziona esplicitamente i cymatia doricum e lesbium - per lo più cita cymatia senza altre specificazioni - non offre alcuna indicazione per capire quale profilo stia considerando. Secondo W. un passo particolarmente istruttivo per comprendere la scelta di termini vitruviana si trova nel capitolo sulle porte dei templi: per la porta dorica Vitruvio indica che va scolpito un cymatium lesbium cum astragalo e sopra un cymatium doricum, astragalum lesbium[8]. Weickert[9] ha considerato significativo che Vitruvio chiami lesbio l'astragalo in contrasto con il kyma dorico: ciò significherebbe secondo lui che l'astragalo veniva considerato come originariamente legato alle altre forme, non doriche, dei profili, ossia al kyma ionico e al kyma lesbio, e che kyma dorico e astragalo erano avvertiti ancora da Vitruvio come geneticamente estranei. Tuttavia poiché non esiste un astragalo lesbio altri autori hanno anche supposto un errore di traduzione da parte di Vitruvio delle sue fonti greche, oppure che si tratti di una parte di testo corrotta.
Secondo W., non è invece affatto chiaro a quale forma di kymation sia storicamente legata la nascita dell'astragalo[10] ed è improbabile che Vitruvio volesse dare una spiegazione in merito proprio nel luogo in cui riferisce le istruzioni per la costruzione di una porta dorica, tanto più che l'astragalo è già menzionato in precedenza, quando parla dell'ordine ionico[11], senza tuttavia dare indicazioni sulle sue origini: secondo W., Vitruvio li considera due cose diverse, tanto da far particolarmente notare la loro combinazione nella porta dorica. L'ipotesi proposta da W. è che Vitruvio utilizzi la specificazione di "lesbio" nello stesso modo per il kymation e per l'astragalo: le frasi "kyma lesbio con astragalo" e "kyma dorico con astragalo lesbio", l'una accanto all'altra, gli sembrano infatti indicare che esisterebbero un astragalo lesbio e uno non lesbio (dorico?) e queste due forme dell'astragalo non sarebbero secondo lui di difficile identificazione: dal momento che la scelta dovrebbe riguardare solo le forme canoniche, ritiene che si possa pensare solo ad una distinzione tra Rundstab [astragalo liscio] e Perlstab [astragalo decorato][12]. In analogia W. ritiene anche che la distinzione tra kyma dorico e kyma lesbio nella terminologia vitruviana indicherebbe semplicemente la differenza tra modanature lisce e scolpite, indipendentemente dal loro profilo: si tratterebbe quindi non di una distinzione in base alle forme decorative, ma piuttosto in base al tipo di lavorazione richiesta.
Altri passi di Vitruvio
In un altro passo Vitruvio[13] dice che i fregi della porta ionica devono essere composti come in quella dorica: quindi nella porta ionica dovrebbe essere presente un cymation doricum. Di conseguenza, secondo W. il "cymatium doricum" di Vitruvio non potrebbe essere identificato con il becco di civetta (hawksbeak), che è un profilo strettamente legato all'architettura dorica.
Vitruvio cita ancora il cymatium doricum nella descrizione della trabeazione dorica[14]: la corona collocata sopra i triglifi presenta un cymatium doricum inferiormente e un altro superiormente. Confrontando questa descrizione con i resti delle architetture reali che ci sono giunti, secondo W. risulta che nell'architettura greca delle origini il bordo superiore della cornice dorica abbia un semplice listello liscio, mentre il bordo inferiore non presenta alcun kymation. A partire dai Propilei di Atene e più diffusamente dalla fine del V secolo venne invece utilizzata come ultima modanatura della cornice una cyma reversa [gola rovescia], che può essere sostituita da un Eierstab [ovolo liscio], ma mai da un becco di civetta. Inoltre i kymatia sulla cornice dorica non sono mai scolpiti. La descrizione vitruviana della trabeazione dorica è certamente lontana dai canoni dell'architettura greca (per esempio nel proporre come soluzione del conflitto angolare la presenza di due mezze metope al posto del triglifo angolare), ma non dal suo modello decorativo, che è invece, secondo W., del tutto simile al precedente greco, considerando che Vitruvio riprende a modello non tanto le trabeazioni canoniche e miste presenti nell'architettura greca a partire dal II secolo a.C., ma l'architettura primo-ellenistica. Vitruvio riferisce che la combinazione di una cornice dorica con mutuli con i dentelli ionici non si ritrova mai nell'architettura greca e questa affermazione va intesa come critica rivolta alle costruzioni romane contemporanee, che adottavano invece questa combinazione, assurda ai suoi occhi. In ogni caso, secondo W., il becco di civetta (hawksbeak), identificato da Bötticher con il cymatium doricum vitruviano, è raro nella parte inferiore delle cornici doriche. Secondo Reimann[15] questa divergenza tra la descrizione vitruviana e tutti gli edifici reali conosciuti va spiegata con la sua concezione accademico-purista dell'architettura, ma secondo W. la mescolanza di modanature diverse nella descrizione della porta dorica contraddice questa interpretazione. Secondo W. dunque anche questo passo costituirebbe piuttosto un altro indizio che il cymatium doricum di Vitruvio non vada identificato con il becco di civetta (hawksbeak) ma con la forma liscia di una modanatura, mentre il cymatium lesbium indicherebbe una modanatura decorata. Sulla base di questa interpretazione il preciso riferimento ai cymatia dorica, ovvero lisci, della cornice dorica da parte di Vitruvio, sebbene estranea al purismo accademico, si spiegherebbe piuttosto come il rifiuto di un utilizzo di modanature decorate nella trabeazione dorica come quello che si poteva osservare negli esempi di Roma.
Fonti greche
La più antica e unica fonte greca che menzioni espressamente il lesbion kyma è un frammento dei Thalamopoioi di Eschilo[16]. Sulla base dell'identità già stabilita tra kyma lesbio e cyma reversa, Bötticher e Marquand hanno attribuito la definizione "en tritonois ruthmois " di Eschilo ad una forma triangolare della foglia, riferibile al motivo decorativo del kyma lesbio (leaf-and-dart)[17]. Secondo W. invece, oltre al fatto che la descrizione di una foglia triangolare si applicherebbe altrettanto bene all'Eierstab [kyma ionico], il "ritmo triplice" di Eschilo potrebbe essere inteso non come riferimento alla decorazione della modanatura, ma piuttosto alla sua disposizione, per esempio entro un cassettone trapezoidale o a rombo, come se ne trovano nei soffitti delle costruzioni circolari dell'epoca. In questa posizione, nelle costruzioni attiche del V secolo a.C., la regola è la presenza di un Eierstab [ovolo liscio]. W. suppone dunque che Eschilo usi la definizione di lesbion kyma, nello stesso senso del cymatium lesbium di Vitruvio, per indicare una modanatura decorata, e che il frammento dei dei Thalamopoioi potrebbe voler sottolineare una decorazione del soffitto particolarmente rifinita e lussuosa [con modanature decorate anziché lisce].
Il lesbion (kymation) è menzionato inoltre in un papiro che riferisce dei lavori di pittura per la casa di un certo Diotimo nel III secolo a.C.[18]: nella prostas e nella pentaklina solo in un caso si parla di kymation, mentre nell'heptaklinon si sottolinea la realizzazione di un kymation del tipo lesbio. Se la definizione lesbion viene riferita alla cyma reversa [kyma lesbio], la definizione kymation senza specificazione si deve allora riferire in modo particolare all'Eierstab [kyma ionico] - o meno probabilmente all'hawksbeak [kyma dorico]. Secondo W., se intendiamo con la definizione "lesbion" una modanatura in stucco plasticamente intagliata, nella quale le foglie, già realizzate, debbano essere solo colorate, e con kymation un medesimo profilo liscio, sul quale le foglie devono ancora essere riportate, si indicherebbero in tal modo due operazioni differenti per il lavoro del pittore, che ha senso siano distinte in un testo relativo ai costi di un'opera. Che il kymation liscio non venga in questo caso definito come "doricon", secondo W. può essere probabilmente spiegato dal fatto che nella decorazione parietale ellenistica le modanature in stucco in genere non hanno profili canonici, ai quali potrebbe essere stata riservata la definizione di "dorico".
Nelle iscrizioni greche relative ad edifici sono menzionati numerosi kymatia, ma non si precisa mai se dorici o lesbi, mentre sono presenti anche altri nomi per i profili delle modanature. Weickert[19] suppone che il termine di kymation argon, che compare più volte nell'iscrizione dell'Eretteo, sia da riferirsi ad un kymation lasciato liscio. Dal collegamento tra le formule di argos e atmetos utilizzate dalla commissione del 409 a.C., emergerebbe infatti chiaramente che con entrambe si intendeva un profilo in uno stato di lavorazione ancora incompleto. La Shoe[20] ipotizza una differenza tra la realizzazione di un profilo ancora liscio e la seconda fase del lavoro di scultura per i termini kataglumma (ovvero katagluphe) e englumma, conosciuti nel conteggio della costruzione della tholos di Epidauro, ma secondo W. il fatto che nel resoconto sia citata prima la katagluphe e poi l'englumma non è sufficiente per sostenere che esistesse una distinzione così netta tra i due termini.
Nell'iscrizione dell'Eretteo[21], sono inoltre menzionati il gongulos lithos e to xulon to gongulon. Il primo si riferisce ad un blocco sul lato interno dell'epikranitis [fila di blocchi a coronamento] del muro sud, dove sono scolpiti un Eierstab [ovolo liscio] e una cyma reversa [gola rovescia]: dal momento che i profili del blocco sono lisci, la designazione dell'iscrizione definisce secondo W. questa caratteristica. Ci si dovrebbe aspettare di conseguenza che i profili decorati siano indicati con il termine di kymation, spesso utilizzato in questo senso: tuttavia il profilo liscio sul lato interno dell'epistilio del muro sud è indicato come kymation e dunque tale differenziazione non è corretta. La proposta di Holland[22], di identificare il gongulos lithos con una fascia, abitualmente decorata con un incavo rettangolare in sostituzione di una precedente decorazione intrecciata, non ha fondamento secondo W., che ritiene invece si tratti di un oggetto in pietra con uno o più profili di forma e resa indeterminati [come "blocco modanato"]; più precisamente, visto che il termine si applica ai lati interni dell'epikranitis e dell'epistilio, ad un blocco modanato lungo un suo margine e per il resto privo di decorazioni, mentre to xulon to gongulon dovrebbe riferirsi ad un oggetto simile in legno.
Un altro nome riportato nell'iscrizione dell'Eretteo per un profilo architettonico è onuches ("unghie") , ovvero onux in forma collettiva, ma la menzione si trova in parti del testo che si riferiscono alle coperture in legno, oggi perdute, e il profilo non può essere identificato con sicurezza: secondo W, tuttavia, data la innegabile somiglianza del kyma ionico con una serie di unghie, potrebbe trattarsi del nome dell'Eierstab. Il termine comunque indicherebbe esclusivamente l'una o l'altra forma e non una modanatura che potesse essere realizzata o come kyma ionico o come kyma lesbio indifferentemente e l'utilizzazione del termine kymation sia per l'Eierstab che per la cyma reversa indicherebbe che entrambe le modanature rientrerebbero nella definizione di kymation: quando Vitruvio parla genericamente di cymatium per il capitello ionico, intende indicare il kyma ionico, la modanatura canonica in questa posizione. Secondo W., dal momento che la modanatura indicata come "unghia" può essere sia liscia che scolpita, ovvero "dorica" o "lesbia" secondo la sua interpretazione, se è davvero identificabile con il kyma ionico, si tratterebbe di una denominazione utilizzata per indicare la forma decorativa, in ambito diverso dunque dalle definizioni di kymation doricon e lesbion, che sarebbero invece indicazioni artigianali per la messa in opera. I nomi utilizzati invece per il kyma dorico e per il kyma lesbio non sarebbero invece stati ancora individuati[23].
Riassunto e conclusioni
- L'identificazione di Bötticher del kymation dorico con il becco di civetta (hawksbeak) e del kymation lesbio con il kyma lesbio (cyma reversa) si basa secondo W. su premesse infondate e causa in almeno due punti una contraddizione tra la nostra fonte più importante, Vitruvio, e l'evidenza monumentale (fregio della porta ionica e bordo inferiore della cornice dorica con becco di civetta, che invece non è presente in nessuna delle due posizioni nella grammatica formale dell'architettura greca).
- Vitruvio inoltre applica la specificazione di lesbium non solo al cymatium, ma anche all'astragalum [astragalo], per differenziarlo da un diverso astragalo "non lesbio" e una differenza tra due forme di astragalo può riferirsi solo alla forma liscia e a quella decorata di questa modanatura. La sua indicazione che il cymatium doricum sia presente sul bordo superiore e sul bordo inferiore della cornice dorica, induce a supporre che con la definizione di doricum si intenda riferirsi alla modanatura liscia.
- Che nelle iscrizioni relative ai conteggi dei lavori per l'Eretteo si indichi con il termine onuches ("unghie") probabilmente una precisa forma di decorazione presente su un kymation, potrebbe confermare che le definizioni di doricon e di lesbion applicate ad un kymation indichino invece dei riferimenti alle fasi e procedure di lavorazione artigianale della decorazione.
- Le altre fonti greche non danno indicazioni dirette in proposito, ma l'identificazione qui proposta del significato dei nomi dei kymatia non ne viene contraddetta.
Una distinzione tra kymatia e astragali lisci e decorati era in effetti sensata per gli architetti, gli stuccatori, i pittori e per i committenti, dato che l'esecuzione di modanature lisce o decorate comportava una diversa quantità di lavoro e dunque un costo differente. È inoltre utile dove deve essere citata una successione di modanature lisce e decorate, indipendentemente dalle loro forme particolari, come nella descrizione vitruviana delle porte dei templi. L'attribuzione della definizione di dorico al profilo liscio può essere derivata dalla netta preferenza dello stile dorico per l'utilizzo di modanature lisce, mentre le definizioni di "lesbio", per la quale non esiste una correlazione con uno degli ordini, potrebbe riferirsi ad un'invenzione delle modanature decorate nell'isola di Lesbo.
Note
- ↑ Sull'origine della designazione di gola rovescia v. A. MARQUAND, in American Journal of Archaeology, 10, 1906, 282 e seguenti.
- ↑ Per il termine kymation v. E. WISTRAND, "Bemerkungen zu Vitruv und zur antiken Archtekturgeshichte", in Eranos, 40, 1942, 150 e seguente. Le fonti antiche comprendono la Suda (s.v. kymatia: in merito v. C. WEICKERT, Das lesbische Kymation, Munich-Leipzig 1913, 6); Tertulliano, De idolatria, VIII (testo in italiano su Intratext.com: il testo si riferisce all'attività del pittore: "cymatia distendere et multa alia ornamenta ... parietibus incrispare); Vitruvio, De architectura III,5,7 e passim (testo on-line in latino del libro III,5 su Wikisource); i conteggi per i lavori dell'Eretteo di Atene (v. J. M. PATON, The Erechtheum measured, drawn, and restored by. G. P. Stevens, Cambridge (Massachusetts) 1927, 292)
- ↑ Vitruvio, De architectura, III, 5,3 (testo on-line in latino del libro III,5 su Wikisource).
- ↑ F. EBERT, voce "Kymation", in Realencyclopädie der Classischen Altertumswissenschaft, XI,2, 1922.
- ↑ Sono state proposte anche le denominazioni di äolischen e di naukratisches Kymation [traducibili con "kyma eolico" e "naucratico"], ma W. le ritiene invenzioni moderne: M. MEURER, Vergleichende Formenlehre des Ornaments un der Pflanze, 1909, 361 e ss.
- ↑ K. BÖTTICHER, Die Tektonik der Hellenen, I, 1852, 32 e seguenti.
- ↑ Sulla derivazione dell'echino dorico dal rigonfiamento del capitello minoico e miceneo v. da ultimo B. WESEMBERG Kapitelle und Basen. Beobachtungen zur Entstehung der grieschischen Säulenformen, (Beiheft der Bonner Jahrbücher 32), Düsseldorf 1971, 54, 57 e seguenti.
- ↑ Vitruvio, De architectura, IV, 6,2 (testo on-line in latino del libro IV,6 su Wikisource).
- ↑ C. WEICKERT, Das lesbische Kymation, Munich-Leipzig 1913, 5.
- ↑ Sull'astragalo: K. BÖTTICHER, Die Tektonik der Hellenen, I, 1852, 89; M. VON GROOTE, Die Entstehung des jonischen Kapitells und seine Bedeutung für die griechische Baukunst, Strassburg 1905, 45 e seguenti; M. MEURER, Vergleichende Formenlehre des Ornaments und der Pflanze, Dresden 1909, 361, 372 e seguenti; C. WEICKERT, Das lesbische Kymation, Munich-Leipzig 1913, 45 e seguente; F. KRISCHEN, "Werden und Wesen der ionischen Formensprache", in Antike und Abendland, 2, 1946, 89; A. VON GERKAN, in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, 61-62, 1946-1947, 22, nota 1; B. WESEMBERG Kapitelle und Basen. Beobachtungen zur Entstehung der grieschischen Säulenformen, (Beiheft der Bonner Jahrbücher 32), Düsseldorf 1971, 54, nota 261.
- ↑ Vitruvio, De achitectura, III,5,3; 5,7; IV,2,11; 6,3.
- ↑ Secondo Bötticher (K. BÖTTICHER, Die Tektonik der Hellenen, I, 1852, 89) l'astragalo lesbio di Vitruvio dovrebbe essere identificato con l'astragalo a fusarole e perline o a sole perline.
- ↑ Vitruvio, De architectura, IV,6,4.
- ↑ Vitruvio, De architectura, IV,3,6.
- ↑ H. REIMANN, in Archäologischer Anzeiger, 29, 1952, nota 64.
- ↑ Il frammento è citato in Polluce, Onomastikon, VII, 122: vedi C. WEICKERT, Das lesbische Kymation, Munich-Leipzig 1913, 5, nota 4; H. J. METTE, Die Fragmente der Tragödie des Aischylos, Berlin 1959, 40, n.114.
- ↑ K. BÖTTICHER, Die Tektonik der Hellenen, I, 1852, 67: "è designato nelle fonti ellenistiche come "ritmo a tre facce"; A. MARQUAND, in American Journal of Archaeology, 10, 1906, 283: "Eschilo distingue il kyma lesbio per la sua decorazione come una sequenza ritmica di foglie triangolari".
- ↑ C. C. EDGARZenon Papyri, III (Catalogue général des antiquités égyptiennes du Musée du Caire 79), 1928, p.170 e seguenti.
- ↑ C. WEICKERT, Das lesbische Kymation, Munich-Leipzig 1913, 7, nota 2.
- ↑ L.T. SHOE, Profiles of Greek Mouldings, Cambridge (Massachusetts) 1936, 7.
- ↑ J. M. PATON, The Erechtheum measured, drawn, and restored by. G. P. Stevens, Cambridge (Massachusetts) 192, 286-320 passim.
- ↑ L.T. SHOE, Profiles of Greek Mouldings Cambridge (Massachusetts) 1936, 8.
- ↑ Holland (in L.T. SHOE, Profiles of Greek Mouldings Cambridge (Massachusetts) 1936, 8) e Davis (P. DAVIS, in America Journal of Archaeology, 38, 1934, 77) ritenevano di aver individuato il nome greco per la decorazione di foglie del becco di civetta (hawksbeak) [kyma dorico] in una lettera phi integrata come fullidas nell'iscrizione del III secolo a.C. che tratta la copertura del tempio di Apollo a Delfi. Secondo W., tuttavia, l'integrazione non è affatto certa e inoltre il becco di civetta (hawksbeak) è piuttosto raro nelle modanature dell'incorniciatura dei cassettoni e il significato della parola potrebbe adattarsi altrettanto bene al kyma lesbio (leaf-and-dart), se non al kyma ionico (Eierstab)