Recensioni /Antike Bauornamentik

Da DecArch - Decorazione architettonica romana.
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Recensione a:
J. LIPPS, D. MASCHEK (a cura di), Antike Bauornamentik. Möglichkeiten und Grenzen ihrer Erforschung (convegno, Monaco di Baviera 13-15 ottobre 2011), in corso di pubblicazione.

Il programma del convegno, con suddivisione in sezioni e autori e titoli degli interventi (in tedesco) è riportato in fondo alla pagina.

D. MASCHEK, in H-Net Reviews in the Humanities & Social Sciences (Clio on line - H-Soz-u-Kult), gennaio 2012 (pdf on-line in tedesco; vedi anche testo in tedesco sugli obiettivi della conferenza sul sito HSozuKul).

In seguito all'incremento degli studi sulla decorazione architettonica antica dei tempi più recenti, si sono modificate prospettive e metodologie. In particolare è stata messa in discussione la validità degli approcci esclusivamente storico-stilistici e critico-formali, mentre è emersa una sempre maggiore attenzione verso gli aspetti semantici, grazie anche ad una sempre migliore conoscenza dei processi di produzione antichi.

Prima sezione

La presentazione introduttiva degli organizzatori ha riassunto la storia degli studi e la situazione attuale della ricerca.

Annette Haug (Monaco di Baviera), sulla base dell'esempio della Domus Aurea a Roma, ha definito la decorazione dal punto di vista dei concetti di "forma" e di "azione". Le forme ornamentali (decorazione architettonica, immagini, sculture), sono utilizzate per impressionare lo spettatore. La decorazione contribuisce inoltre alla creazione dell'"atmosfera spaziale", che permette di percepire un ambiente come antico o moderno, lussuoso o modesto, locale o esotico, in dipendenza dalle percezioni del destinatario. I sistemi decorativi generano pertanto un "ordinamento" che non è solo visivo, ma anche sociale.

Andrew Green (Monaco di Baviera) ha riflettuto sulla comprensione della decorazione architettonica nel suo contesto storico. La ricerca tedesca si è concentrata sugli elementi in pietra, mentre è necessaria una visione più completa degli ambienti antichi. L'autore ha inoltre cercato una definizione precisa di decorazione architettonica, criticando la recente separazione negli studi tra tettonica e decorazioni, che non erano considerate separatamente nella riflessione estetica del mondo antico.

Seconda sezione

Kristine Iara (Roma) ha presentato la decorazione de cosiddetto "Ippodromo" del Palatino a Roma: i novecento frammenti costituiscono da una parte la base per una ricostruzione ipotetica dell'edificio, ma la ricerca sulla decorazione è soltanto uno dei molti approcci necessari per la comprensione di una struttura. Le decorazioni seguono i modelli della città di Roma in età flavia e severiana, ma l'edificio può essere compreso solo nel contesto dell'architettura dei palazzi imperiali del Palatino e dell'architettura imperiale di ville e giardini.

Blerina Toçi (Tirana) ha parlato della decorazione architettonica inedita di Apollonia, in Illiria, in un contesto archeologico ancora poco conosciuto. La sua attenzione si è focalizzata In particolare sulla distinzione tra elementi stilistici probabilmente locali ed elementi greci e romani e sulla interpretazione storica delle interdipendenze e delle discontinuità che era possibile notare. Partendo dai singoli elementi architettonici è possibile elaborare un'analisi diacronica delle attività di costruzione della città, attraverso la quale possono essere compresi i modelli di trasmissione culturale a livello regionale.

Ursula Ember (Vienna) ha presentato i primi risultati di un progetto di ricerca sul tempio di Adriano ad Efeso, che ha previsto anche la scansione in 3D degli elementi marmorei. In una parziale ricostruzione tetrarchica dell'edificio alcuni elementi architettonici adrianei sono stati reimpiegati mentre i nuovi elementi inseriti ex-novo hanno curato l'imitazione della decorazione originale: questa interazione tra originale reimpiegato e copia di nuova esecuzione è considerata un fenomeno ancora poco studiato.

Terza sezione

Sarah Schrenk (Bonn) si è occupata della decorazione architettonica greco-occidentale, attraverso lo studio di alcuni elementi presi a campione. Nel passaggio dall'età classica a quella ellenistica, l'Akarnania, l'Epiro e parte dell'Illiria furono interessati da fenomeni di urbanizzazione, con l'adozione di forme decorative dalla Macedonia e soprattutto dal Peloponneso e alcuni influssi dalla decorazione dell'Italia meridionale.

Janine Lehmann (Colonia) si è interessate della decorazione ispanica primo imperiale, sulla base di un gruppo eterogeneo di capitelli corinzi da Obulco (provincia di Jaén in Andalusia) per i quali erano disponibili anche dati non di natura solo stilistica. L'indagine contribuisce a chiarire il fenomeno degli attardamenti e delle riprese di modelli più antichi e permette di esaminare i possibili fattori che possono causare queste differenze, come cronologia diversa, caratteristiche delle officine, tipi edilizi di destinazione.

Johannes Lipps (Monaco di Baviera) ha posto il problema metodologico della coesistenza di decorazioni formalmente differenti: nel periodo romano imperiale, la contemporaneità di elementi finora datati in modo diverso è stata dimostrata per la Basilica Emilia. Questa contemporaneità pone in discussione il sistema cronologico elaborato negli ultimi anni per la decorazione architettonica primo imperiale di Roma. È stato evidenziato in particolare il contesto urbanistico di questa architettura, che potrebbe essere risultato decisivo per la progettazione e l'esecuzione delle decorazioni architettoniche.

Hoger Wienholz (Berlino) ha trattato la decorazione del santuario di Giove a Baalbeck, già ricostruito, con errori, nella pubblicazione del 1921. La decorazione architettonica non deve essere vista come prodotto artistico da guardare in astratto, databile di per se stessa, ma come attività umana da comprendere, in collegamento con un esame complessivo dell'edificio. L'obiettivo della ricerca è stato dunque non quello di ottenere una sequenza tipologica di dettagli datanti, ma quello di offrire un contributo alla storia architettonica e culturale di Baalbeck.

Reinhard Köster (Mainz) ha esaminato alcuni elementi architettonici della Mileto romana, evidenziando i problemi metodologici e le difficoltà interpretative (incertezze su monumenti già datati da iscrizioni e necessità di limitare i confronti stilistici nell'ambito di uno stretto canone con criteri precisi). Ha indagato in che misura alcuni attardamenti delle decorazione delle facciate moumentali possano dipendere da una scelta consapevole ovvero da una mancanza di elaborazione e riflessione. La ricerca ha evidenziato come la comprensione delle trasformazioni stilistiche in altri generi artistici non possa essere trasferita su una specifica decorazione senza prendere in considerazione tutta la decorazione nel suo complesso.

Georg Breitner (Trier) si è occupato della decorazione di Felix Romuliana (Gamzigrad). La maggior parte del materiale può essere suddivisa in gruppi diversi, in base alla cronologia o alle presenza di caratteristiche locali: furono reimpiegati elementi architettonici medio imperiali in marmo, mentre gli elementi di epoca tetrarchica sono per lo più in arenaria o calcare locale, con scelta dei motivi e forma stilistica che risentono delle tradizioni locali. e in alcuni casi imitano consapevolmente modelli più antichi.

Sezione 4

George A. Plattern (Vienna) ha separato tre livelli fondamentali nella valutazione della decorazione architettonica: la sintassi degli ornamenti e delle componenti, l'iconografia del singolo elemento decorativo e la "firma" esecutiva dello scalpellino. Esempi da Efeso e da Roma mostrano i malintesi che possono essere causati dal lasciare indistinti questi tre approcci. Nei singoli motivi si nota l'intenso scambio di modelli tra l'Asia Minore e Roma e gli spostamento delle maestranze sono documentati dal riconoscimento delle tecniche esecutive degli scalpellini e dalle testimonianze epigrafiche. Nella valutazione degli influssi vanno prese in considerazione sia le motivazioni del committente sia il contesto di destinazione. Hanno influenza anche altri fattori, come le tradizioni locali ed anche la presenza in loco del materiale, con la conseguente esperienza acquisita dagli scalpellini locali.

Christoph Baier (Vienna - Cottbus) ha trattato della base tecnica della produzione di decorazione architettonica, a partire da un edificio di Efeso, il ninfeo di Licinio Basso, di epoca flavia. Il metodo di ricerca proposto combina il collaudato metodo iconografico con una analisi multivariata e basata su strumenti informatici, che consentono la ricostruzione delle caratteristiche delle officine e delle loro relazioni.

Tobias Bitterer (Monaco di Baviera) si è interessato dei processi di produzione dei rivestimenti in marmo nella Roma imperiale, allo scopo di meglio ricostruire il loro aspetto originale e le linee di sviluppo nella tradizione della decorazione degli spazi interni. L'interazione tra tecnica di produzione, stardard decorativi, produzione di decorazione architettonica e "atmosfera spaziale" cambia da caso a caso.

Natalia Toma-Kansteiner (Kiel) ha analizzato la progettazione e produzione di capitelli corinzi nel periodo imperiale, a partire dagli schemi utilizzati dagli scalpellini come linee guida e disegnati sui piani superiori, esaminando in particolare tre capitelli in diverse fasi di lavorazione da Leptis Magna, da Sabratha e da Priene. Si è posta la questione dell'eventuale esistenza di pezzi utilizzati come modelli.

Sezione 5

Jon Albers (Bonn) ha esaminato la decorazione delle trabeazioni dei templi etruschi, analizzando le ragioni culturali e storiche per le quali le figurazioni presenti sui pannelli di terracotta tra il 580 a.C. e la fine del VI secolo a.C. (gruppi di guerrieri, scene di processione e rappresentazioni di banchetti), in seguito vengono sostituite da decorazioni vegetali. La trasformazione è stata messa in collegamento con la monumentalità degli edfici, con il cambiamento degli influssi culturali e con l'emergere di nuovi principi nella decorazione. È stato inoltre tentato di collegare alcune forme decorative a precise zone nell'ambito dell'ordinamento degli edifici nei santuari etruschi.

Jochen Griesbach (Monaco di Baviera) ha preso in considerazione la decorazione delle basi di statue nell'Oriente ellenistico, in collegamento con i mutamenti nelle strategie di rappresentazione visibili nei ritratti. Dopo il periodo primo-ellenistico, con caratteristiche fortemente individuali, una maggiore standardizzazione è presente nell'epoca successiva, per tornare poi a differenziarsi alla fine del II secolo a.C.: queste trasformazioni sono state ipoteticamente collegate al contenuto semantico degli oggetti e sono stati presi in considerazione anche i problemi metodologici dell'analisi orientata in senso puramente tipologico, legati alla possibilità di ripetizione dei modelli e di riprese consapevoli di profili precedenti.

Dominik Maschek (Darmstadt) ha trattato degli aspetti semantici e della ricezione estetica della decorazione architettonica tardo repubblicana nell'Italia centrale. A partire dalla già individuate differenze, sia materiali che concettuali, tra forme locali e forme ellenistiche, la decorazione di un campione di edifici è stata inoltre differenziata in base non solo alle differenze geografiche e cronologiche, ma anche in base alla funzione degli edifici, arrivando ad identificare i rapporti tra le diverse produzioni regionali.

Patric-Alexander Cross (Bochum) ha esaminato un piccolo gruppo di capitelli in rapporto alla decorazione architettonica realizzata localmente e in rapporto ala percezione degli spazi pubblici monumentali, una volta individuati i punti focali urbanistici. Resta in primo piano il tema dell'adozione dei motivi, cosciente o casuale, o secondo la pratica corrente e si è tenuto conto dei cambiamenti dell'estetica urbana, alla quale la decorazione architettonica contribuisce in modo significativo.

Nelle conclusioni finali di Rolf Michael Schneider sono state nuovamente riassunte le questioni sollevate e le prospettive del colloquio, ponendo particolare attenzione al ruolo fondamentale dei catieri antichi come parte delle esperienze urbanistiche.

Programma

Sektion 1: Forschungsgeschichte, Grundfragen, Impulse

  • Johannes Lipps (München), Dominik Maschek (Darmstadt): Bemerkungen zum status quo in der Erforschung antiker Bauornamentik
  • Annette Haug (München): Das Ornamentale und die Produktion von Atmosphäre
  • Andreas Grüner (München): Was ist Bauornamentik?

Sektion 2: Bauforschung und Rekonstruktion

  • Kristine Iara (Rom): Der Beitrag der Ornamentforschung zur Rekonstruktion des Gartenhippodroms auf dem Palatin
  • Blerina Toçi (Tirana): Architectonic fragments from Apollonia monuments (Albania)
  • Ursula Quatember (Wien): Reparatur oder Ersatz? Die Imitation von Ornamentformen am Beispiel des sog. Hadrianstempels in Ephesos

Sektion 3: "Form, Zeit und Raum"

  • Sarah Schrenk (Bonn): Das Erfassen antiker Lebensräume durch die Darstellung der Formgenese westgriechischer Bauornamentik (4.-3. Jh. v.Chr.)
  • Janine Lehmann (Köln): Die Gleichzeitigkeit des Unzeitgleichen: Konstanten und Dynamiken in der hispanischen Baudekoration
  • Johannes Lipps (München): Zeitstil versus Semantik
  • Holger Wienholz (Berlin): Die Architekturornamentik des Jupiterheiligtums in Baalbek
  • Reinhard Köster (Mainz): Kaiserzeitliche Bauornamentik Kleinasiens: das Beispiel Milet
  • Georg Breitner (Trier): Die Bauornamentik von Felix Romuliana. Ein tetrarchisches Bauprogramm

Sektion 4: Arbeits- und Entwurfsprozesse, Baumaterial

  • Georg A. Plattner (Wien): Werkstatt und Muster. Zur Methode der Scheidung von Arbeitsprozessen und Stilelementen
  • Christoph Baier (Wien/Cottbus): Kaiserzeitliche Konsolgesimse in Ephesos. Entwurf und Fertigung
  • Tobias Bitterer (München), Herstellungsprozesse von Wandverkleidungen im kaiserzeitlichen Rom
  • Natalia Toma-Kansteiner (Kiel), Vom Marmorblock zum Halbfabrikat. Ein neuer Vorschlag zum Entwurf und Herstellungsprozess eines korinthischen Kapitells in der Kaiserzeit

Sektion 5: Die Bedeutung der Form - Interpretation von antikem Baudekor im architektonischen und historischen Kontext

  • Jon Albers (Bonn): Zwischen Figürlich und Ornamental. Die Gebälkdekoration etruskischer Tempel
  • Jochen Griesbach (München): Profilierungssucht?- Zum semantischen Spektrum von Statuenbasen im hellenistischen Osten
  • Dominik Maschek (Darmstadt): Der Tempel neue Kleider? Rezeptionsästhetische und semantische Aspekte von Bauornamentik im spätrepublikanischen Mittelitalien
  • Patric-Alexander Kreuz (Bochum), Die Handhabung regionaler Eigenheiten: Eine norditalienische Perspektive

Abschlussdiskussion